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Ragusa Ibla

Ragusa Ibla

© pcologo – panoramio.com

Montalbano l’ha fatta star, tanto che persino molti siciliani l’hanno scoperta con la fama del commissario e come location dei suoi episodi. L’Azienda autonoma per l’Incremento Turistico ha creato l’itinerario di Vigata, così come viene chiamata la Ibla della TV. E gli inglesi, dopo aver colonizzato il Chianti, sembrano aver scoperto questa Sicilia che incanta.

Ragusa è divisa in due, c’è la città nuova, e la vecchia Ibla, drammatica e solitaria, la città bassa. Sull’isola dicono che sia uno dei centri più civili dell’intera regione, così dicono alcuni siciliani di Catania o di Palermo, che ci sono ancora i negozi dei barbieri dove gli uomini si fanno i baffi e chiacchierano, i vecchi circoli dove si discute di politica, e ci si augura che la città sia sempre più linda. Arrivati a Ragusa, i circoli li vediamo: il circolo San Giorgio del 1911, il circolo di conversazione, il teatro Arezzo dove anche le donne s’incontrano, il circolo cattolico, e poi quelli di categoria, contadini e, ahimè, cacciatori.

E tutt’attorno una campagna macchiata di carrubi, con qualche vecchia masseria, o una villa d’epoca isolata. E balle di fieno, i buoi ragusani, i muri a secco di pietra bianca dei vecchi e nuovi tagliapietre che vanno a scuola di scalpellino: tutto ha contribuito a fare di Ragusa un Patrimonio dell’Unesco.

Dal Ponte Nuovo, vediamo il ponte settecentesco dei Cappuccini, e nella vicina trattoria Orfeo assaggiamo il caciocavallo all’argentiera impreziosito dal sapore pungente dell’aglio. A Ibla invece, salumerie, bar, un ristorante e un hotel accogliente si chiamano inequivocabilmente ‘Barocco’. In cima al colle di Ibla, in corso Italia 387, c’è la Casa del formaggio, dove Angelo Di Pasquale espone un assortimento unico di caciocavallo ragusano, e sovrintende alla fase più delicata della vita della sua pasta, la stagionatura.

Ragusa ha un Festival di musica d’organo, a Ibla c’è un’Università di lingue in cui si studiano l’arabo, il russo, e il giapponese. E le case con gli orti, che sono anche giardini per il viandante. E poi una storia curiosa, quella di Henry Blondeau che in una notte addormentata del 1800 atterrò a Ragusa con la sua mongolfiera. I ragusani non credevano nelle capacità di quel pallone. Fu così che il signore francese, caduto in depressione, pur di guadagnare la fiducia del popolo, ripartì al cospetto di un vasto pubblico in un giorno di tempesta. La mongolfiera si sollevò, ma presto si schiantò contro una rocca. Blendeau morì. Oggi è ricordato dai ragusani non senza ammirazione.

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